Realizzazione siti web in arabo

E-Motion Web realizza siti web in arabo ottimizzati per i paesi del Medio Oriente e Nord Africa e la comunità araba in Italia

Un sito Internet in arabo è un mezzo di comunicazione indispensabile nel mondo contemporaneo.

Per le aziende e le industrie italiane è necessario per aprire e mantenere relazioni commerciali con i mercati in espansione del Nord Africa e del Medio Oriente (MENA, Middle East and North Africa).

I professionisti, gli artigiani e le piccole e medie imprese (PMI) devono usarlo per offrire prodotti e servizi ai consumatori egiziani, tunisini, marocchini e delle altre comunità nordafricane e mediorientali che risiedono in Italia.

Perché tradurre un sito web in arabo

L’importanza di sviluppare una versione in lingua araba di un sito web è dimostrata dai seguenti dati:

  • l’arabo è la lingua ufficiale di 26 paesi africani e asiatici;
  • è una delle sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite;
  • è parlato da 265 milioni di persone e rappresenta l’ottava lingua più diffusa sulla Terra;
  • ha un ruolo fondamentale nella liturgia islamica ed ha quindi un peso politico e culturale determinante sugli 1,8 miliardi di musulmani esistenti nel mondo, un quarto della popolazione mondiale.

L’interscambio commerciale fra l’Italia e i paesi arabi è in continua crescita. Nei primi sei mesi del 2019 ha raggiunto i 25 miliardi di euro, 12 dei quali riguardavano le esportazioni dall’Italia. Nello scorso decennio l’export verso l’Arabia saudita è aumentato del 112%, verso gli Emirati Arabi del 64% e verso il Bahrein del 22%.

In Italia gli arabofoni residenti nel nostro paese sono 475.000, secondo i dati dell’Istat. Si prevede che il loro numero raddoppierà entro i prossimi 20 anni.

Gli arabi sono orgogliosi della propria cultura. Per questa ragione anche le nuove generazioni nate e cresciute in Occidente studiano la lingua d’origine e la parlano quotidianamente in ambito familiare e all’interno della propria comunità.

È anche importante sottolineare che l’arabo scritto è identico per tutte le nazionalità, diversamente da quello parlato che cambia in ogni paese a causa di forti differenze di accento e nella pronuncia delle vocali. Per fare un esempio un articolo di al-Ahram, il principale quotidiano egiziano, è comprensibile per qualsiasi lettore del Maghreb. Ma un egiziano che provasse a leggerlo a un marocchino faticherebbe a farsi capire. L’arabo scritto è quindi una vera e propria forma di comunicazione trasversale non solo fra Occidente e mondo arabo ma anche fra le varie componenti nazionali di quest’ultimo.

Il rapido sviluppo di Internet e del commercio elettronico nella società araba odierna

Il Web ha iniziato a diffondersi nei paesi arabi solo verso la fine degli anni Novanta, dieci anni dopo rispetto al resto del mondo. Le ragioni di questo ritardo vanno cercate nella mancanza di infrastrutture, nei costi elevati degli abbonamenti e nella difficoltà per gli utenti arabi di utilizzare software e tastiere dei computer in lingua inglese.

La situazione è però rapidamente migliorata. Nel 2008 si calcolava che 38 milioni di arabi avessero un accesso a Internet da casa o dalla rete mobile. Nel 2018 gli utenti del Web erano saliti a 164 milioni in Medio Oriente e a 121 milioni in Nord Africa.

Gli utenti arabi amano navigare nei siti occidentali: Google, Facebook e Youtube sono fra i preferiti per le ricerche, le comunicazioni e lo svago. Ma le pagine, i contenuti e le app in lingua araba stanno aumentando rapidamente insieme alle richieste di domini Internet nazionali. A questo proposito l’Egitto è stato il primo paese dell’area a introdurre un proprio dominio.

L’obiettivo dei governi arabi di espandere ulteriormente l’accesso a Internet è basato su salde basi economiche. Secondo stime della Banca Mondiale un 10 per cento di aumento dell’accesso alla banda larga in un paese si traduce in un aumento del PNL dell’1,4 per cento.

Anche le prospettive di crescita degli acquisti online nei paesi arabi sono promettenti. Il bilancio delle vendite on-line nell’area mediorientale è stato superiore ai 20 miliardi di dollari nel 2020. In seguito alla pandemia da Covid-19 gli acquisti di beni e merci negli e-shop sono aumentati oltre le previsioni iniziali. I beni più richiesti comprendono moda e accessori di abbigliamento, cellulari, piccoli elettrodomestici, giocattoli, cosmetici e gioielli.

Le aziende italiane possono utilizzare per la vendita dei loro prodotti le seguenti piattaforme di e-commerce arabe:

  • Amazon, il colosso americano è presente in questa regione con Amazon.ae, la versione del suo portale dedicata agli utenti arabi;
  • Noon, fondata nel 2017. Questo sito ha conosciuto la crescita più rapida nella sua categoria. Attualmente rappresenta il principale concorrente regionale di Amazon;
  • Souq, che offre servizi autonomi di consegna (QExpress), di pagamento (Payfort) e di riparazione dei prodotti (Helpbit);
  • Wadi, fondata nel 2015 in seguito a una joint venture tra la piattaforma tedesca Rocket Internet e la compagnia sudafricana di telecomunicazioni MTN.

Internet come mezzo per rivolgersi alla nuova classe imprenditoriale araba in Italia

Il profilo economico della comunità araba in Italia sta rapidamente evolvendo grazie alla nascita di piccole imprese nel campo edile, delle ristrutturazioni immobiliari e dell’artigianato (idraulici, elettricisti o fabbri). Sta poi aumentando il numero di titolari arabi di esercizi commerciali (negozi e minimarket) e di locali per la ristorazione (panetterie, kebab e ristoranti).

Questo nuovo mercato interno offre prospettive interessanti alle imprese italiane per la fornitura di materiali e servizi. Ma non sono da sottovalutare nemmeno le possibilità che si aprono per gli studi professionali. Pensiamo all’assistenza legale, fiscale o commerciale necessaria a imprenditori e artigiani per aprire e mantenere la propria attività.

L’esperienza accumulata da altri paesi europei come la Gran Bretagna, la Francia e la Germania, dove la presenza di immigrati è radicata da molti più decenni, ha dimostrato che i piccoli imprenditori stranieri nella scelta di beni e servizi scelgono come interlocutori quelli che possono presentarsi nella loro lingua. Sarà quindi un vantaggio per le aziende organizzarsi non solo con una versione in arabo del proprio sito Internet, ma anche con interpreti e traduttori in grado di dialogare con i clienti stranieri.

Regole per la SEO di un sito Internet in arabo

E-motion Web è stata fra le prime agenzie italiane a studiare le caratteristiche della SEO (Search Engine Optimization) di un sito in arabo.

L’errore più diffuso commesso in questo campo è quello di limitarsi a una semplice traduzione dei testi e delle parole chiave dall’italiano. Chi ha adottato questo approccio facile e immediato, persino grandi società multinazionali, ha subito pesanti penalizzazioni su Google Arabic e sugli altri motori di ricerca più usati in Medio Oriente (Masrawy, Yamli, Eiktub, Yoolki). Eppure le stesse società avevano ottenuto ottimi posizionamenti sui motori occidentali.

Per una SERP (Search Engine Results Page) di successo sui motori di ricerca mediorientali gli aspetti SEO non possono prevalere su quelli linguistici o viceversa. Entrambi devono essere studiati e applicati in modo coordinato. Dal punto di vista pratico lo specialista SEO e il traduttore devono lavorare gomito a gomito. Ecco alcune regole che vi consigliamo di seguire se volete affrontare questo compito per conto vostro:

  1. Posizione delle parole chiave. Anche chi possiede poche nozioni di base sulla SEO sa che una delle posizioni strategiche delle parole chiave è all’inizio di un testo, a partire quindi da sinistra. Ma gli arabi scrivono partendo da destra e questo significa che anche le keywords devono seguire lo stesso ordine.
  2. Preferenze linguistiche e dialettali. Anche se l’arabo scritto è uguale ovunque a livello nazionale lo stesso significato può essere espresso con termini diversi. In Egitto le automobili vengono ad esempio indicate col termine “arabaya”, mentre in Arabia Saudita si preferisce la parola “syarra”. Un’azienda che quindi vuole pianificare una campagna SEO mirata a uno specifico paese arabo deve quindi prestare la massima attenzione alla scelta delle parole chiave effettivamente usate dai suoi abitanti.
  3. Impiego degli Hreflang tags appropriati. Si tratta di tags introdotti da Google per indicare l’area linguistica o geografica a cui sono destinate una o più pagine di un sito. Per i paesi arabi il tag si presenta come segue: <link rel=”alternate” href=”http://example.com/ar/ ” hreflang=”ar” />
  4. Impiego di URL in arabo. Tradurre l’URL in arabo può portare dei vantaggi in termini di posizionamento, ma questa opzione è consigliabile solo se la lunghezza è limitata a un massimo di tre parole. Infatti più l’URL è lungo più aumenta la probabilità di errori di battitura, anche da parte degli stessi utenti madrelingua. La soluzione che consigliamo è di usare l’Hreflang tag “ar”.

Regole da rispettare per un sito Internet ottimizzato per i paesi arabi

Nei paesi arabi i contenuti pubblicati sulla Rete possono essere sottoposti a stretti controlli. La presenza di testi, foto e immagini che violano le regole locali della censura porta all’oscuramento del sito.

Gli Internet Service Provider di Arabia Saudita, Tunisia, Iran ed Emirati Arabi Uniti utilizzano software come SmartFilter per bloccare l’accesso a siti web in contrasto con le norme locali. Gli stessi utenti possono chiedere alle autorità di oscurare pagine giudicate moralmente o giuridicamente inaccettabili.

L’ottimizzazione di un sito Internet destinato ad essere visibile nei paesi arabi deve quindi partire dall’attenta analisi dei contenuti. Quella che segue è una lista degli argomenti a cui i webwriter devono prestare maggiore attenzione:

  • Nudi maschili e femminili. Oltre allo scontato divieto per le immagini e i video erotici e pornografici possono essere colpiti anche i siti di abbigliamento che mostrano modelle e modelli con indosso biancheria intima e costumi da bagno. Può essere opportuno in questi casi utilizzare manichini per esporre questo tipo di vestiario.
  • Religione. Sono da evitare contenuti che possano essere interpretati come un invito alla conversione o al proselitismo.
  • Droga. Stati come Arabia Saudita ed Emirati Arabi hanno le legislazioni più severe in materia di spaccio, detenzione e consumo di stupefacenti. Non sono tollerati nemmeno i discorsi sulla legalizzazione delle droghe leggere o sui benefici terapeutici della cannabis.
  • Gioco d’azzardo. Il Corano vieta espressamente il gioco d’azzardo, paragonabile per immoralità alle bevande alcoliche.
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